La mostra retrospettiva implica la stampa di undici fogli, l'allestimento di questi fogli in un qualsiasi spazio e la possibilità di avere in questo spazio un computer o un cellulare per chattare con te su skype. Questo tuo progetto mette in discussione l'idea di museo e di curatore; probabilmente anche l'idea di artista, in quanto tu sei sicuramente più vicino al ruolo di spettatore/blogger. Ogni spettatore del tuo blog si deve attivare in modo semplice e diventare direttore di uno spazio, curatore, allestitore, artista. Più che frantumare alcuni rituali e codici mi sembra interessante porre l'attenzione sul "perchè dovrei fare questo"; perchè dovrei andare a Palazzo Vecchio, o leggere il testo di I'm not Roberta; perchè dovrei ordinare una pizza?
La maggior parte degli atti mentali e fisici degli uomini non arrivano affatto a consapevolezza, perchè non c'è n'è alcun bisogno in un'ottica di conservazione della vita. Al contrario credo che possiamo conoscere veramente solo ciò di cui abbiamo coscienza e consapevolezza. Per tanto il "mi piace" di facebook può diventare una lotteria casuale capace di precluderci di conoscere e quindi di godere del piacere o del dispiacere di qualcosa. Per "conoscere" non intendo "imparare", quanto uno stato di predisposizione e apertura.
Questi undici progetti sono divisi in tre aree espresse da verbi (modificare, viaggiare, indicare); ogni area presenta tre fasi temporali, dal 2009 al 2012. Se volessimo fare un passo indietro mi sembra che le tre aree siano presiedute dalla gestione della distanza (che ha visto anche viaggi puntuali) e dalla gestione delle informazioni (lavorando sulle cinque variabili del giornalismo: chi, cosa, quando, dove, perchè, come).
Mi sembra più incidente arrivare alla mostra in un momento diverso dell'inaugurazione o non arrivarci affatto. Nella gestione della distanza la gestione delle informazioni riveste un ruolo importante.
I fogli stampati sono "opere" integrate dalla possibilità della chat su Skype?
I fogli rappresentano la documentazione della documentazione. Nella loro "fragilità", nell'essere così distanti dall'esperienza, credo siano molto significativi. Ma sono veramente così distanti? Qual è la definizione di "opera" e di "operare"? Se l'opera fosse un oggetto significativo, i fogli sarebbero opere. Significativo per chi? Di queste cose vorrei parlare durante la chat su Skype.
Parli di "documentazione della documentazione". E' come se volessi imporre una certa distanza, evitando che lo spettatore possa abbandonarsi all'ammirazione e all'emozione. Questo va contro una certa spettacolarizzazione dell'opera e a mostre, pensiamo alle biennali, che assomigliano a grandi luna park ludici.
retrospettiva può anche essere una specie di luna park installato ovunque, anche a casa tua, e da chiunque. C'è qualcosa di ludico anche nell'installazione della mostra, forse una dimensione più intima e più fluida.
Solo il progetto I'm not Roberta si ripete due volte (modificare, indicare). Infatti intervieni a Guantanamo e indichi quella che potrebbe essere una traccia. Come si lega questo progetto al discorso della consapevolezza-coscienza?
In questo caso applico una strategia azzardata e "cretina" al fine di intervenire alla Biennale del Whitney del 2010. Effettivamente individuo una traccia significativa mentre alcuni elementi trovano correlazione: petrolio e polveri che fuoriescono dal sottosuolo, una stato di attesa collettiva che induce e ripensare la propria posizione rispetto le distanze reali, petrolio che permette l'assorbimento delle distanze e polveri che impediscono il movimento, costringendo all'attesa. In ogni caso "l'essere", come l'esserci al Whitney, deriva sempre da un certo tipo di coscienza e consapevolezza. Dopo un primo momento interno al museo la traccia va oltre le mura del museo, rendendomi primo spettatore consapevole e cosciente ma autore inconsapevole e incosciente.
Inoltre I'm not Roberta è stato seguito dai tre progetti correlati. Vado a memoria: testo e immagini di questa traccia sono stati inviati: a Massimiliano Gioni il giorno dell'inaugurazione della Biennale di Gwangju (rendendolo secondo spettatore); allo staff della Galleria Massimo De Carlo (dandogli la possibilità di diventare tramite con il pubblico che era invitato ad andare a chiedere loro informazioni); e infine alla mostra Casa AUT presso la ex-casa del boss mafioso Gaetano Badalamenti in Sicilia. Solo dopo questi tre momenti il testo e le immagini della traccia sono state comunicate su whitehouse.
Questa gradualità, nel "rilasciare" la fruizione/comunicazione di I'm not Roberta, è durata da settembre 2010 fino a ottobre 2011 per poi proseguire sul blog. Questa scelta voleva favorire una fase di decompressione dove la mostra non rimane qualcosa di definito e chiuso fra due date sul calendario. Questa gradualità, permessa dal tempo del blog, dovrebbe favorire ancora consapevolezza e coscienza.
Molti progetti sono stati scartati (li vediamo elencati dopo la presentazione delle tre sezioni). So per certo che alcuni di questi sono rimasti ad uno stadio embrionale, alcuni -come anche alcuni selezionati- sono rappresentati da una semplice fotografia. Mi viene in mente: plays, gagosian project, zero, project, new museum, when you want.
Credo che si debba prendere sul serio la superficialità e l'assenza di pietà che c'è nella velocità di un'attimo. Spesso viviamo attimi veloci e fatali. Nel blog questo attimo avviene quando, in un determinato istante, si carica l'immagine.
Se i progetti nelle sezioni "modificare" e "indicare" sono caratterizzati dal mantenimento della distanza, solo in tre progetti (nella sezione viaggiare) hai deciso di fare viaggi puntuali: al Mart di Rovereto, in una ex-scuola coranica in Marocco e in una zona non precisata dell'Europa Centrale. In tutti questi viaggi hai usato la fotocamera di uno smartphone per documentare il progetto. In tutti questi viaggi finisci per documentare un vuoto.
Non credo che in questi tre progetti ci sia un vuoto: al Mart è stata proposta una visione diversa delle cose che c'erano, nella scuola coranica c'erano cose non documentabili con una macchina fotografica, mentre in plays qualcosa vediamo.
Mi hai detto che retrospettiva, per ora, dovrebbe essere allestita in molise, inghilterra, lubiana, milano. Da cosa dipenderà il successo del progetto?
Non certo dalla quantità di luoghi in cui verrà allestita. Anzi questo aspetto non mi interessa. Credo che retrospettiva abbia raggiunto il suo obbiettivo nel momento in cui è stata pensata. Esattamente come per i progetti "delle pizze" non era strettamente necessario che arrivassero le pizze. Anche se credo fosse divertente e necessario.
Negli spazi in cui verranno allestiti gli undici post sarà sempre possibile, attraverso una postazione internet o il cellulare, dialogare con te su skype. Questo dialogo sarà incentrato sul tema dell'operare ed eventualmente sul contenuto degli undici progetti. Da questo dialogo potrà discendere un' opera inedita. Ma quali sono le tue opere "edite"? Spesso parli della necessità di recuperare il centro dell'opera.
In questi dialoghi via skype mi piacerebbe mettere in discussione l'idea di operare, e quindi l'idea di opera. Immagino che da questo confronto critico possa scaturire una certa concezione di opera, e quindi un nuova opera. Ma questa è solo un 'idea, staremo a vedere.
Penso che la mia "opera" edita sia le gestione quotidiana del blog con tutto quello che ne consegue.
Quindi lavori per una smaterializzazione dell'opera?
Direi di no. La gestione della distanza e delle informazioni ha ricadute materiali sugli oggetti. Basti pensare al mondo della finanza dove alcune informazioni possono avere ricadute fatali sul valore degli oggetti. Allo stesso tempo dalla gestione del blog potrebbero discendere oggetti; mi sembra sia anche successo. Sicuramente in questi tre anni mi è sembrato più utile cercare di vedere diversamente le opere-progetti che ci sono già, piuttosto che contribuire ad una forma di inquinamento e sovraporduzione incosciente.
Lo stesso modello occidentale sta vivendo una crisi data da sovraproduzione di oggetti/prodotti.
L'arte può essere una "galleria del vento" dove mettere a punto strumenti e termometri per una maggiore coscienza e consapevolezza. In questo modo è possibile rinegoziare i propri bisogni. Piuttosto che perpetuare modelli di sviluppo che si stanno dimostrando fallimentari mi sembra più utile rinegoziare i propri bisogni in modo tale da non aver bisogno di una crescita economica impossibile. In questa rinegoziazione la possibilità di gestire il proprio tempo è un'opportunità più importante del denaro.
A questo proposito mi sembra che retrospettiva stia cercando di rinegoziare questi "bisogni".
Lo stesso blog definisce e "ruba" un tempo di riflessione e decompressione utile per questa rinegoziazione.